Cambiare si può. Basta volerlo.

Il 3 agosto 2018 mi trovavo in un pub di Québec con mio marito Mirko. Era il terzo giorno della nostra luna di miele in Canada, il viaggio più bello della nostra vita. Parlavamo di lavoro e del futuro, quando all’improvviso i miei occhi sono diventati lucidi. Stavo piangendo.
Mi sono resa conto in quel preciso momento di una cosa cruciale: a livello professionale stavo facendo qualcosa che mi piaceva e che avevo scelto ormai da quasi quattro anni, ma non ero felice. Perché?

Ascoltavo Mirko che mi raccontava dei progetti in cui era coinvolto, delle novità, delle persone conosciute, della rete lavorativa sempre più solida sotto i suoi piedi. È stato lì che mi sono sentita vacillare. Ho capito che per me era l’esatto opposto. Ero ferma, immersa fino alle ginocchia in uno stagno di acqua melmosa. Se non mi fossi mossa da lì, presto sarei sprofondata.

Pur di non fare la fine di Artax e lasciarmi inghiottire dalla tristezza, ho intrapreso un percorso lento ma deciso sulla strada del cambiamento. Era l’unico modo per uscirne, anche perché il gioco non valeva più la candela: avevo perso l’entusiasmo e la mia creatività stava avvizzendo a un ritmo preoccupante. Mi sentivo soffocata, oppressa da una situazione che non riconoscevo. Non è il bello dei freelance poter scegliere quali lavori seguire? Soprattutto dopo i primi anni, quando si è meno vincolati dal prendere qualsiasi cosa capiti a tiro pur di arrivare a fine mese. Per farla breve, non avevo progetti che mi dessero soddisfazione né a livello personale né sul piano economico. A che pro, quindi, tenere aperta una Partita Iva che mi costava sudore, lacrime e sangue?

A ottobre 2018 il primo passo verso una nuova me è stato l’inizio di un Master in tecniche della narrazione al quale mi ero iscritta durante l’estate, quando ho avuto le prime avvisaglie che mi serviva “qualcosa di più”. Volevo ritrovare la passione, quella fiamma che accende le mie mani sulla tastiera. E così è stato. Tornare a studiare mi ha rimesso al mondo, ma soprattutto mi ha fatto fare un balzo in avanti in termini di qualità. La mia scrittura è cambiata, si è affinata ed è maturata insieme alla mia consapevolezza come copywriter.

Il secondo passo è arrivato a febbraio di quest’anno, quando ho deciso di mettermi alla prova come formatrice. Insegnare mi è sempre piaciuto un sacco. L’ho fatto quando ero una giovane cintura nera di Karate e seguivo i bambini nel primo anno della disciplina. L’ho fatto quando lavoravo come guida turistica all’acquario Sea Life, un’esperienza che ricordo con un sorriso a quarantasette denti. Perché non farlo anche nel settore che amo di più? Con un po’ di strizza e inutili dubbi esistenziali (ce la farò? sarò all’altezza?) mi sono lanciata. A marzo ho “debuttato” con due corsi base in Social media management nel mio studio e ad aprile ho partecipato come docente per le lezioni di copywriting al corso “Fare video fighi con lo smartphone” che si è tenuto nello spazio di coworking 311 Verona.

Mettermi in una prospettiva diversa, aperta mentalmente a nuove opportunità, ha dato un calcio alle mie insicurezze. Ho detto addio alla negatività che mi pesava sulle spalle da troppo tempo e ho spalancato le finestre a una filosofia difficile da applicare, ma che regala soddisfazioni reali e tangibili: vedere il lato positivo. Sempre, anche quando tutto va a rotoli.
È bastato questo per dare una svolta alla mia vita. Sembra uno scherzo, ma nell’istante in cui ho aggiustato il mio sguardo sul mondo, la ruota professionale ha cominciato a girare come e dove volevo io. In due mesi ho ricevuto altre offerte di lavoro, ho conosciuto delle persone stupende e sono uscita dalle mura del mio ufficio – finalmente! – per allargare la mia rete professionale. Insomma, parlando in termini ecclesiastici, ho visto la luce.

Niente di tutto questo sarebbe successo se non avessi avuto due cose: una volontà forte e il supporto delle persone che mi vogliono bene. La spalla di mio marito probabilmente ha ancora qualche residuo delle mie lacrime e i miei migliori amici sono sempre pronti ad ascoltarmi quando ne ho più bisogno. La morale di questa storia è che non esiste niente di impossibile. Si può raggiungere qualunque obiettivo quando si imposta la propria vita nella direzione giusta. Basta solo volerlo.

Facebook & Instagram per principianti: il mio corso per imparare a raccontarsi sui social

Raccontarsi è un viaggio: bisogna avere l’equipaggiamento adatto, seguire la strada per raggiungere la meta e farsi guidare da un po’ di spirito d’avventura. Per raccontarsi online è indispensabile conoscere se stessi e avere delle basi da cui partire. Il primo passo è difficile, ma è il solo che ti toglie da dove sei e ti porta dove vuoi andare.

È questo lo scopo del corso che ho ideato: Facebook & Instagram per principianti – 3 lezioni per imparare a raccontarsi sui social.

Dedicato a chi vuole partire da zero, a chi crede che i social siano un posto per condividere esperienze autentiche e non per vendere a tutti i costi. Dedicato a chi vuole mettersi in gioco e fare storytelling in modo semplice e pratico.

Il corso si terrà in questi giorni e orari: 11, 18 e 25 marzo dalle ore 20 alle 22. Dove? Nel mio studio a Valeggio sul Mincio (VR). Posti limitati.

Per maggiori informazioni e prenotazioni scrivetemi a giarola29@gmail.com.

Le qualità di un sito web fatto bene: due esempi concreti

Il sito web è un elemento fondamentale della propria comunicazione. È molto più di un biglietto da visita: è il modo migliore per farsi conoscere, dare una prima impressione e fornire le informazioni principali agli utenti che lo visitano. Per tutti questi motivi, il sito deve avere delle caratteristiche che catturino l’interesse delle persone. Quali?

Semplicità.

Un sito aziendale o personale che sia, deve avere una struttura semplice e subito riconoscibile. Questo vuol dire ridurre il più possibile il numero delle pagine e utilizzare testi brevi. La confusione, quindi, va evitata come la peste, perché disorienta gli utenti e li fa scappare ancor prima di capire ciò che stanno guardando. Bisogna dare risalto alle cose essenziali, senza riempire il sito con informazioni ridondanti e non necessarie.

Ordine e chiarezza.

1. Visual ordinato e curato in ogni dettaglio, con elementi grafici e colori studiati ad hoc, ma soprattutto immagini professionali (il fotografo sarà il tuo miglior investimento). Un sito con lo sfondo viola, le immagini sfuocate o piccole, e le scritte dorate, ad esempio, risulta illeggibile oltre ad essere un pugno in un occhio. L’estetica è fondamentale, e prima di iniziare un sito bisogna porsi delle domande: quali sono le caratteristiche dell’azienda? Che tipo di messaggio/sensazione si vuole trasmettere? Uno sfondo bianco, un logo semplice e pulito, fotografie belle, luminose e con i colori giusti, il tutto accompagnato da testi in nero o grigio, sono elementi che trasmettono eleganza, armonia, ordine, pulizia e stile.

2. Contenuti scritti bene, fluidi, leggeri e senza errori di ortografia, lessico o grammatica. I testi devono unirsi alle fotografie, essere loro complici e allo stesso tempo dare qualcosa in più attraverso le parole. Le parole hanno una forza incredibile se usate con saggezza e parsimonia, devono essere in grado di raccontare ai visitatori i valori, i servizi, la personalità di chi rappresenta l’azienda o l’attività. Con le parole giuste si lascia alle persone il desiderio di volerne sapere di più, approfondire e conoscere quello che hanno davanti agli occhi. In questo caso, dunque, il lavoro di un copywriter è indispensabile.

Negli ultimi due mesi, ho curato i contenuti di due siti internet collaborando con il fotografo Mirko Fin. Le qualità che ho appena descritto le abbiamo applicate a due attività distinte: il ristorante Antica Arilica a Peschiera del Garda e Corte Vale Dium, appartamenti per il turismo a Valeggio sul Mincio. Le fotografie in entrambi i siti hanno un impatto visivo che cattura subito l’attenzione, niente è lasciato al caso e i testi accompagnano dolcemente le immagini per fornire le indicazioni che servono. Pochi elementi, ben calibrati e con la giusta struttura, donano un senso di grande equilibrio e precisione.

Le regole dello scrivere bene

Quando ho creato il mio sito web non pensavo che avrei aperto anche un blog al suo interno. Primo perché fino a qualche mese fa non avevo neanche il tempo per respirare. Giuro. Secondo perché non volevo essere una di quelle copywriter o specialiste del marketing che scrivono mille post a settimana su come riuscire a sfondare su Facebook (e non voglio esserlo tuttora).

Poi però ho cominciato a lavorare in modo diverso, ad organizzarmi meglio, ad avere più ore a disposizione da dedicare alla promozione della mia attività. E così mi son detta: sai che quasi quasi inizio a scrivere del mio lavoro? Perché ci sono tante cose che vorrei dire e soprattutto trasmettere.

In questo blog comunque non parlerò di me stessa, né cercherò di dare lezioni o formare giovani liceali che vogliono fare “quelli che gestiscono le pagine su Facebook”. Qui il vero protagonista sarà il mestiere di scrivere, con post introspettivi e meno comuni su questo spettacolare modo di esprimere e pubblicizzare il proprio io (= leggi anche business).

Spiegazioni a parte sul perché mi trovo qui, il primo articolo lo dedico ad un incontro fortuito che ha illuminato il mio 29 settembre 2016.

Continua a leggere “Le regole dello scrivere bene”

Come sono diventata copywriter

Me l’hanno chiesto in tanti e molti continuano a farmi la stessa domanda:

Ma tu come hai fatto?

Anche se tutti ne parlano, è curioso leggere le storie di chi è riuscito a diventare copywriter, perché non esiste un percorso chiaro, lineare e sempre uguale. Inoltre ascoltare le avventure di chi ce la sta facendo è di grande motivazione e ispirazione per chi ci sta provando. Così ho voluto mettermi in gioco e scrivere la mia storia.

Non c’è una bacchetta magica che ti trasforma all’instante in uno scrittore del web. Certo, oggi ci sono fior fior di lauree in comunicazione e master di alto livello che ti danno una marcia in più, però costano anche quanto un paio di reni, e non si può non fare i conti con le proprie possibilità. Oggi diventare copywriter facendo un percorso più economico si può, l’importante è non aspettarsi che sia facile e soprattutto veloce. Se te lo stai chiedendo: no, non è possibile saltare la gavetta. I’m sorry buddy!

Il mio percorso verso il copywriting

La mia esperienza è stata low cost, per così dire, nel senso che sono partita investendo tutto quello che avevo nella mia laurea triennale in Editoria e Giornalismo, spendendo circa 7 mila euro (come ho già spiegato nel mio precedente post, ho potuto pagarmi gli studi grazie al mio primo lavoro come segretaria, e non è stato impossibile). Sembrano tanti? In realtà sono pochi, considerando che avrei dovuto proseguire gli studi spendendone altrettanti per la specialistica, per poi aggiungerne altri 8-9 mila in caso avessi deciso di fare anche un master di quelli con gli attributi. Al giorno d’oggi, comunque, esistono corsi professionali eccezionali che potrebbero essere delle valide alternative all’iter della laurea. Un esempio? Copy42 di Penna Montata.

Attenzione, non sto dicendo che la laurea non serve a niente, anzi, ma una cosa devo dirla: a livello pratico dà molto poco, e se vuoi imparare qualcosa di concreto devi essere tu a darti da fare con qualche stage o tirocinio aggiuntivo. In tre anni di università ho fatto solo una materia utile per quello che mi aspettava là fuori, cioè Giornalismo multimediale, con un vero giornalista come docente e un articolo da scrivere per superare l’esame finale. Eureka! Il resto erano tutte materie del tipo: storia di questo, storia di quello, storia di tizio, storia di caio. Nessuna esercitazione pratica. Avrebbe dovuto chiamarsi Scienze della storia e non della comunicazione. Certo, una base storica ci vuole, ma non tre anni di fila.

Mi ricordo che all’ultimo anno avevo un esame di Editoria. Mi ero preparata alla perfezione su tutto: dalle tecniche di stampa a quelle di manipolazione delle immagini, dai tipi di carta ai colori a video e così via. Il professore mi diede un voto basso perché non mi ero ricordata la data di nascita di una famosa designer americana del Novecento. Non sto cercando di giustificarmi, ma di far capire che a volte bisognerebbe dare una svegliata ai dinosauri che insegnano all’università, anche se quel professore avrà avuto meno di 35 anni.

Vorrei precisare una cosa: non ho fatto l’università sapendo già quale sarebbe stato il lavoro della mia vita, sapevo soltanto che amavo scrivere e che un giorno mi sarebbe piaciuto fare la giornalista o lavorare per qualche agenzia pubblicitaria. Prendere una laurea mi sembrava la strada giusta da seguire, poi nel 2009 non c’erano ancora tutti i corsi che ci sono oggi nel settore della comunicazione, e non avevo la possibilità di spostarmi in qualche altra città. Sono diventata copywriter perché il percorso che ho intrapreso dopo gli studi mi ha portata ad esserlo. Ergo, non penso che sia obbligatorio fare l’università per diventare un buon copy (per accedere ai master però è indispensabile), ma credo che sia importante per aprire la mente a nuove opportunità, quando portata a termine con passione e dedizione. Anche se mi hanno detto che quel pezzo di carta non serve a niente, dentro di me ha fatto tutta la differenza del mondo perché rappresenta un periodo incredibile della mia vita. E non ho mai lasciato che venisse sminuito.

Il resto della mia formazione dopo la laurea la suddividerei in questo modo:

LA GAVETTA GRAZIE AGLI STAGE

Una montagna di gavetta in stage non retribuiti. Io ne ho fatti due e consiglierei a chiunque di passarci almeno una volta nella vita. Quanti articoli ho imparato a scrivere quando facevo la stagista come redattrice all’Ufficio Stampa del mio ateneo. Prima di quell’esperienza non sapevo nemmeno cosa fosse un comunicato o come preparare una rassegna stampa. E quanto ho imparato da quei lavori umili e difficili che hanno fortificato e accresciuto le mie conoscenze, come il secondo stage in un’agenzia di comunicazione che in soli 4 mesi mi ha fatto scoprire una grinta e delle capacità che non pensavo di avere. Gli stage servono molto per avere un primo approccio col mondo del lavoro, bisogna solo stare attenti a non farsi fregare e capire quando un’azienda ti aiuta davvero a crescere o quando ha bisogno di te solo perché non ha i soldi per assumere qualcuno, e quindi si approfitta del tuo buon cuore.

LAVORI SALTUARI e COLLABORAZIONI (ANCHE GRATUITE)

Il mio primo vero impiego – completo di stipendio – nel campo della comunicazione è stato con la Fondazione Arena di Verona nel 2013, all’ufficio Marketing. Ero assegnata al Web Department e oltre ad occuparmi del loro sito web, scrivendo e pubblicando le notizie, per la prima volta mi sono affacciata al business dei social media, seguendo la loro pagina Facebook. È stata una grande opportunità di crescita che mi ha portata cento passi avanti nella direzione giusta.

Mi è capitato anche di collaborare con alcune imprese o testate giornalistiche gratuitamente per completare/aggiornare il mio portfolio. Eh sì, anche questa è gavetta ma oggi posso dire che ne è valsa la pena. Ho scritto senza sosta, con non poche imprecazioni pensando di star facendo tutto per niente. La pazienza e la costanza mi hanno ripagata di tanti sacrifici.

CORSI E WORKSHOP DI AGGIORNAMENTO

Negli ultimi 3 anni ho partecipato a corsi e workshop in copywriting, storytelling, seo e social media management. La laurea in questo senso non basta, è ancora indietro anni luce su certi argomenti, ecco perché occorre aggiornarsi per stare al passo con un settore in continua evoluzione. Come dicevo prima, spuntano come funghi master e corsi di questo tipo e la maggior parte ha costi quasi proibitivi, come 400 euro per 8 ore di formazione (parlo per le mie tasche da persona comune). Okay, quando si tratta di formazione non bisognerebbe badare a spese, perché l’investimento su se stessi è il miglior modo per offrire un servizio impeccabile ai propri clienti, ma parliamoci chiaro: i soldi non crescono sugli alberi e il tempo è sempre poco.

Perciò è necessario trovare un compromesso, ovvero scovare corsi professionali e di qualità, con un prezzo abbordabile e che non ti portino via troppe ore di lavoro. Lo ammetto, non è facile, però ti posso dare una dritta su quelli che ho seguito io e che consiglio vivamente: i corsi in aula e online organizzati da Comunicazione Lavoro, realizzati dal docente universitario Francesco De Nobili a Bologna. E se per caso ti capita di sentire di un workshop gratuito dalle tue parti, beh allora quello è proprio culo. Ad esempio questa sera mi trovi all’evento gratuito “Lavoro dunque scrivo” di Luisa Carrada (non una copy qualunque!), proprio nella mia città. Ringrazio il mio grande amico Emanuele Secco per avermi passato la dritta.

CI VUOLE UNA PASSIONE INNATA

Lo zoccolo duro della mia formazione come copywriter, però, è stata la mia infinita passione per la scrittura e la lettura. E questa è una cosa che niente e nessuno potrà darti. Se non ce l’hai, è inutile stare qui a parlarne. Per scrivere bene bisogna leggere tanto e scrivere ancora di più. Quando ero bambina sono passata dai fumetti a quello che è stato il mio primo amore: “Il giubbotto di Indiana Jones” di Asun Balzola (edito da Piemme Junior per la collana Il battello a vapore). Ce l’ho ancora ovviamente, e adesso, finché sto scrivendo questo post, mi viene la pelle d’oca a prenderlo dalla libreria e leggere sulla prima pagina la mia firma colorata da bimba delle scuole elementari. Da lì è stato tutto in discesa: ci sono stati libri che ho amato e libri che ho odiato, e ognuno di loro mi ha insegnato tutto ciò che so.

Prima dell’arrivo di internet scrivevo diari, poi sono passata ai blog, ho scoperto l’amore per la poesia che mi ha permesso di giocare con le parole, e ho iniziato a costruire i miei primi racconti. Oggi – lo dico sottovoce e con un po’ d’emozione – sto scrivendo un racconto che potrebbe trasformarsi nel mio primo romanzo (ecco, ora che l’ho detto non accadrà), e ogni giorno quando lo riprendo in mano per aggiungere un nuova pagina rileggo una parte di ciò che ho scritto, perché sicuramente ci sarà qualcosa da modificare. Non sono mai soddisfatta, continuo a cercare disperatamente la frase perfetta che esprima quello che voglio dire. È come se fosse la mia palestra personale di scrittura, dove mi esercito fino allo sfinimento.

Quello che voglio dirti non è “scrivi il romanzo della tua vita altrimenti non diventerai un copywriter”, ma semplicemente ESERCITATI.

Scrivi e riscrivi. Scrivi e leggi. Leggi e rileggi.

E se hai dubbi torna sui tuoi passi, alle radici della scrittura e non vergognarti di prendere in mano quello stupendo attrezzo che è la chiave di tutto: il dizionario. Le regole grammaticali con il tempo si possono scordare, è lecito avere qualche perplessità, l’importante è non perdere la curiosità, il desiderio di rispondere alle proprie domande.

Come sono diventata poi una freelance a tutti gli effetti? Sono andata a caccia di clienti, ho aperto la Partita Iva e mi sono lanciata. I primi mesi ho guadagnato poco, ho stretto la cinghia, poi pian piano grazie alle mie capacità ho preso nuovi progetti e ho iniziato ad avere una vita lavorativa quasi stabile. Ogni tanto fa paura, ma è una paura di quelle buone, che ti tiene in vita.

Ed ora tocca a te. Scrivi il tuo cammino e non avere fretta.

Cosa ho imparato dai lavori che ho fatto

Su Linkedin, su Facebook e sul web in generale, siamo tutti “professionisti”. Sfoggiamo esperienze, collaborazioni, formazione e capacità per ottenere un curriculum da favola, e avere quindi più probabilità di successo.

Tra siti, pagine e profili, vedo persone che lavorano duramente e trovano nello spazio virtuale il posto giusto per far emergere le proprie potenzialità. D’altra parte, l’avvento dei social è stato una manna dal cielo per tante persone che hanno potuto mostrare al mondo intero quello che sapevano fare, mentre prima il loro talento faceva fatica a saltare fuori.

Quante volte ho pensato: “Il mio curriculum è sprecato per restare in una cartella del desktop. Se potesse essere visto e valutato da altri professionisti online avrei l’opportunità di trovare lavori e collaborazioni migliori”. E così è stato. Mi sono rimboccata le maniche, ho cercato contatti, aggiornato il mio cv, i miei profili online e le prime richieste sono arrivate.

Quello che vorrei fare oggi però, è scrivere qualcosa di più umano. Credo che Internet a volte sia un luogo un po’ freddo e arido, che ha bisogno di una sferzata di energia e calore come avviene in un colloquio faccia a faccia.

I lavori che mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi

Ci sono qualità stupende che ogni persona cela dietro a piccole esperienze che non tutti conoscono, e sono quelle che spesso fanno la differenza. Ci sono cose che sui social non vengono scritte, perché magari non c’entrano niente con la linea che si vuol dare al proprio profilo. E mi accorgo che è un vero peccato. Io ad esempio ho fatto la cameriera, la segretaria, la receptionist e la guida turistica prima di arrivare a diventare una copywriter freelance.

Ho lavorato in redazioni e altri uffici come stagista o assistente, ho fatto cose molto diverse dal mio ambito nel mondo della comunicazione che però mi hanno dato moltissimo umanamente parlando. Hanno forgiato il mio carattere e quindi hanno contribuito a farmi diventare ciò che sono.

Così, oggi, desidero parlare sinceramente e comportarmi come se fossi seduta davanti a una persona che mi chiede di parlare di me, che ha letto il mio curriculum e vuole sapere di più sulla persona che ha davanti. E allora, eccomi qua.

SEGRETARIA

Il 5 luglio 2007 sono uscita dal liceo dopo aver finito gli esami di maturità consapevole di una cosa: non avrei mai più studiato, avrei trovato un lavoro e sarei diventata indipendente. Circa 10 giorni dopo ho mandato il mio primo curriculum ad un’azienda vicino a casa per un posto come segretaria e centralinista. Sono stata assunta subito con contratto a tempo indeterminato. A quel tempo non avevo idea di cosa volesse dire “lavorare”. Non avevo mai fatto nulla del genere in vita mia, neanche d’estate come baby sitter o altro. Niente. È stato il primo posto in cui sono entrata in contatto con degli esseri umani adulti che non fossero i miei professori. È stata la prima volta in cui mi ritrovavo ad avere delle responsabilità diverse dallo studio, impegni che dovevo portare a termine per non compromettere il lavoro di altre persone.

Avevo una paura assurda, ma dopo il primo periodo di confusione ho tirato fuori la grinta e mi sono messa in gioco. Ho imparato ad usare meglio il computer, ad impostare la voce per rispondere in modo corretto e cordiale al telefono, a mettere in ordine e catalogare documenti, ad affrontare diversi tipi di difficoltà e qualche volta le strigliate da parte del capo. Tra le mura di quell’ufficio sono diventata grande e ho iniziato a costruire la mia corazza per sopportare meglio i problemi.

Dopo 2 anni però qualcosa è cambiato. La mia vita era tutta lì? Sarebbe stato quello il posto dove avrei passato tutti gli anni del mio lavoro? Ogni giorno lo stesso ufficio? Ogni giorno a fare fotocopie e rispondere al telefono? Non avevo più ambizioni di alcun tipo? C’era qualcosa di più che volevo: era fame di novità, di ributtarmi nell’arena per scoprire chi fossi veramente. Ero ancora troppo giovane per dire di no ad un futuro diverso, e così – alla faccia di chi mi diceva che non sarei più tornata a studiare – mi sono iscritta all’università e ho trascorso i successivi 3 anni più belli di sempre con la faccia sui libri. E soprattutto con l’enorme soddisfazione di aver pagato da sola gli studi con i soldi che avevo messo da parte grazie al mio primo lavoro.

CAMERIERA

Nel 2011, l’estate prima del terzo anno di università, ho fatto la cameriera in un bar nel centro storico di Verona. Le mie finanze dovevano essere rifocillate in vista delle ultime tasse da pagare, e complice un’estate senza troppo studio sono riuscita a trovare un posticino per un paio di mesi nel quale fare una nuova esperienza. A parte la fatica immensa per scovare un bar che fosse disposto ad assumermi (volevano solo persone con esperienza), alla fine ho trovato Vincenzo e Viviana, i simpaticissimi proprietari del Retro Bar, che mi hanno dato una chance. Devo dire che mi sono divertita moltissimo!

Grazie a quella breve ma intensa attività come cameriera, ho scoperto che lavorare a contatto con le persone mi piace molto, nonostante gli individui poco educati che ci sono ovunque. Ma il sorriso mi veniva spontaneo quando arrivavo al lavoro, e adoravo lo sguardo di felicità nei clienti che restavano contenti del servizio che gli davamo. Ho parlato molto in inglese e spagnolo data la quantità di turisti in quel periodo, ho conosciuto tante persone, ricevuto complimenti e imparato un mestiere dinamico e piuttosto diverso rispetto a quello d’ufficio. Il profumo del caffè, il buongiorno del mattino, le chiacchiere degli ospiti… Ricordo ancora tutto con grande gioia.

RECEPTIONIST

Nell’inverno del 2013, dopo aver passato l’estate alla Fondazione Arena di Verona come assistente nell’ufficio marketing e web department, ho lavorato per 3 mesi ad Acquaria, un parco termale nel centro di Sirmione sul Lago di Garda. Sono stata assunta come receptionist ed è stato uno dei lavori più tosti e complicati che abbia mai fatto: un numero immenso di mansioni da imparare in pochissimo tempo, stare a contatto con innumerevoli clienti, spiegargli tutto alla perfezione e allo stesso tempo mettere in ordine una montagna di documenti di back office ogni giorno. E poi bisognava avere la massima attenzione nel maneggiare i soldi delle casse, stando in piedi dalle 6 alle 9 ore al giorno, con turni anche serali fino alle 2 del mattino nel fine settimana. Insomma, bisognava darsi da fare e grazie a quel lavoro ho imparato che non c’è davvero niente che non possa fare o che mi possa abbattere.

GUIDA TURISTICA

Dal 2014 al 2015, prima della mia svolta professionale verso il mondo dei copy freelance, ho fatto uno dei lavori che ho amato di più e che avrei voluto continuare, se avessi potuto. Ho lavorato al Sea Life Acquarium di Gardaland come guida turistica per adulti e bambini, accompagnando gruppi di persone e scolaresche alla scoperta del mondo marino e lacustre. Inutile dire quanto mi sono divertita quell’anno. Grazie a questa singolare esperienza ho riscoperto il grande amore per la natura (Piero e Alberto Angela sono i miei miti fin da piccola), ho imparato un’infinità di cose nuove su animali straordinari, e conosciuto persone meravigliose, sia tra i colleghi sia tra i visitatori con i quali spesso facevo amicizia e che mi hanno dato tante soddisfazioni.

Lavorare con i bambini, dall’asilo alle scuole medie, mi è piaciuto da matti, anche se tenerli a bada è stata una vera sfida. Quante volte ho perso la voce per tenerli calmi e spiegargli le cose, quante volte li ho visti ridere e meravigliarsi, quante volte mi sono emozionata quando mi dicevano “grazie” o “sei bravissima”. Ho messo tutta me stessa in quel ruolo, tant’è che le persone mi chiedevano spesso se fossi una biologa marina, quando invece avevo soltanto studiato ciò che l’azienda mi aveva passato per poter lavorare al meglio. In più, dovendo fare anche da animatrice, ho imparato il valore di far ridere e divertire le persone… è una sensazione difficile da spiegare, so solo che mi regalava molta felicità.

È stata l’unica esperienza che per un po’ è riuscita a farmi dimenticare la mia prima passione, quella per la scrittura. Anche perché in quel periodo mi arrivavano solo fregature o collaborazioni gratuite, perciò più la mia delusione aumentava, più la mia felicità per il lavoro che stavo facendo aumentava. Ahimè non è tutto oro quel che luccica, e a causa di cavilli legali e contratti solo per apprendisti non sono riuscita ad andare avanti come guida turistica. Ad ogni modo non ho perso la speranza, e tornata sui miei passi ho coronato il sogno di diventare una copywriter per occuparmi di scrittura a 360 gradi.

Il messaggio che voglio trasmettere con questo post è semplice:

Le strade per raggiungere la felicità sono infinite e nessuna di loro è sbagliata. Tutte le esperienze che facciamo sono preziose, anche e soprattutto le più umili che ci insegnano a lavorare sodo e a trasformare una corazza pesante in una scintillante armatura.

A te che sei arrivato in fondo a questo lunghissimo post: complimenti vivissimi! E grazie per aver letto le mie avventure.